Nasce come laboratorio artigianale di idee e ha come proposito di accogliere e motivare artisti da tutte le latitudini a condividere le proprie produzioni.
In arrivo il 13 marzo la mostra LIMITI che si inserisce nel progetto artistico CONFINI a cura di Penelope Filacchione direttrice di ARTSHARING ROMA e di Angelica Zanninelli.
LIMITI
Fotografie di Franz Gustincich
13 Marzo - 2 Aprile 2026
Vernissage venerdi 13 Marzo 18:00-20:00
Martedi - Sabato 11:00 - 13:00 e 16:30 - 20:00
(ingresso gratuito)
"Se il confine rappresenta qualcosa che, nelle intenzioni, non deve essere valicato,il limite - in molti casi, deve esserlo. Non ci sono solo limiti fisici,ed e' proprio su questi ultimi che si concentra l'esposizione fofografica di Franz Gustincich, ponendo questioni sulla liceita' del superamento dei limiti e sulla necessita' di superarli per permettere l'evoluzione sociale, scientifica, artistica." F.G
Qualche informazione sul fotografo.....
Nato a Venezia nel 1964, Franz Gustincich è un fotografo eclettico. Fotogiornalista dal 1985, ha seguito i principali avvenimenti internazionali. Ha insegnato per sette anni all’Università Sapienza, di Roma, e ha nell’ambito della democratizzazione con UE, OSCE e Nazioni Unite in 20 Paesi.
Fino al 2008, anno della sua dissociazione dalla linea editoriale, è stato nel comitato redazionale della rivista di geopolitica Limes, operando anche come inviato. Ha scritto e fotografato per numerose testate italiane e internazionali.
Ha all’attivo la pubblicazione di 8 libri l’ultimo dei quali, “Fatti Travagliati – come rispondere a un propagandista filorusso e difendersi dalla disinformazione”, è stato best seller della sua categoria nel gennaio di quest’anno.
Dal 2016 ha unito la passione per la buona cucina alla fotografia, aprendo uno studio specializzato in fotografia pubblicitaria per l’industria enogastronomica, F&Co.
Questa è la sua diciottesima mostra fotografica.
Esposizioni in corso
CONFINI
21 Febbraio - 21 Marzo 202
A cura di Penelope Filacchione e di Angelica Zanninelli in corso alla gallleria ARTSHARING ROMA.
Il progetto e' nato dall'esigenza di rispondere ad un interrogativo spinoso circa il significato oggi del termine "confine" e in che modo dobbiamo/ possiamo/ vogliamo relazionarci ad esso.
I 18 Artisti selezionati hanno offerto interpretazioni e contributi artistici molto diversi tra loro permettendo una riflessione ancora piu' estesa e approfondita del concetto di "confine" oltre la sua comune accezione etimologica.
Spaziofelice52 partecipa a CONFINI con l'opera "Chinga la Migra" di Richard Ciccarelli (olio su tavola 25x25cm)
È difficile immaginare la sensazione di paura che si è scatenata in quartieri un tempo tranquilli. La sensazione di impotenza è cruda. In qualche modo c'è una contraddizione nelle immagini ormai quasi onnipresenti nelle nostre città. Ai livelli più alti le maschere sono cadute. Non c'è più alcuna finzione di civiltà. La crudeltà è nuda e cruda. Eppure gli strumenti di questa crudeltà rimangono nascosti nell'anonimato.” R.C.
Visioni Uditive
dipinti di R. Ciccarelli
7 Febbraio - 8 Marzo 2026
Martedi - Sabato 10:30 - 13:00 e 17:00 - 20:00
(ingresso gratuito)
"Il legame tra la mano del pittore e il suo occhio è ben consolidato. L'abilità artistica è profondamente legata alla capacità di "vedere", un processo attivo e consapevole di osservazione dettagliata, analisi e interpretazione delle informazioni visive. Si parla spesso della visione dell'artista: il suo modo unico di percepire, interpretare ed esprimere il mondo, andando oltre la semplice vista per rivelare significati più profondi, emozioni e connessioni nascoste attraverso l'immaginazione e la maestria.
Quando si dipinge all'aperto, la scelta del luogo è fondamentale. Nelle giornate calde è necessaria l'ombra, e se ci si affida agli alberi per ottenere il riparo necessario, i rami bassi che offrono protezione senza ostruire la vista sono preziosi. Studiare la luce del sole implica un processo che unisce l'osservazione del momento presente all'immaginazione di quale sarà l'effetto più tardi, quando il dipinto sarà quasi terminato. È innegabile che il senso della vista sia cruciale in questo processo.
Ma una volta scelto il luogo, emerge un altro aspetto di questa esperienza, che diventa chiaro non appena si iniziano a tracciare i primi segni sulla tela o sul pannello. Si tratta di una fonte parallela di connessione con il luogo prescelto, altrettanto fondamentale per il lavoro del pittore. Ed è la percezione del suono e l'ispirazione che deriva dal fruscio del vento tra i rami degli alberi e dal canto degli uccelli. Per questo, dobbiamo rimanere immobili e con le orecchie ben aperte. I messaggi sono deboli e difficili da udire in un mondo sempre più rumoroso e cacofonico." R.C.
Richard e' nato a Lawrence, nel Massachusetts, città conosciuta come la "Città degli immigrati", Lawrence ha sempre accolto popolazioni multietniche.
Fu suo nonno e omonimo, Riziero, che arrivò a Lawrence all'età di 9 anni e falsificò la sua data di nascita per poter lavorare nelle fabbriche tessili, a far sì che Richard, fin da bambino, si avvicinasse alla pittura. Iniziò a disegnare in quel periodo, nei pomeriggi e nei fine settimana, dedicandosi principalmente a illustrazioni di avventure e fumetti.
Richard ha studiato architettura nello stato di New York e continua a esercitare la professione di architetto nel Nord della California. Durante questo periodo, probabilmente influenzato dal senso delle proporzioni degli edifici, ha iniziato a dipingere murales. Nel 1986, il suo murale "Danza a Spirale" in Carolina del Nord fu distrutto da un predicatore evangelico infuriato, che lo definì "opera del diavolo”.
In gran parte autodidatta come pittore, le sue esperienze in Italia all'inizio degli anni '80 gli hanno offerto una formazione artistica senza pari. Più che le opere d'arte che ha incontrato, attribuisce alle antiche mura italiane l'influenza più duratura sul suo lavoro. L'erosione degli strati di pittura, così presente in quasi tutti i suoi dipinti, trova qui la sua origine.
Ora vive nella contea di Sonoma, dove possiede un piccolo studio progettato da lui stesso. Si tratta di una zona prevalentemente rurale, a un'ora o due a nord di San Francisco, con una costa lunga, selvaggia e aspra. Dopo aver lavorato per molti anni principalmente come pittore figurativo, in California ha riscoperto le magnifiche querce che popolano il paesaggio. Questi strani esseri sono diventati i soggetti principali delle sue opere più recenti.
LABIRINTI
30 Ottobre 20 Dicembre 2025
Fin dai tempi della sua comparsa il Labirinto, spazio geometrico che traccia orditi indecifrabili, ha sempre rappresentato una grande carica simbolica.
La parola evoca leggende, mitologia, gioco antico, giardino perfetto, tradimenti e pericoli, sacralità e intimità.
Gorgo architettonico nel quale perdi orientamento e direzione, rende tangibile qualsiasi sfida umana che si traduce in intuito, memoria e ragionamento.
Nel tempo il labirinto ha trasformato il suo significato magico per divenire moderna metafora di situazione buia e intricata e del bisogno di luce e stabilità.
Attraverso la simbologia legata al labirinto, l’esposizione racconta la sua ambivalenza e il senso di trasformazione che porta con sé.
Nelle opere esposte il labirinto è sì angoscia e confusione interiore quando pare non esserci alcuna via d’uscita ma anche luogo mentale salvifico e di speranza.
Nella tela “Fuggire sì ma dove” una confusione solitaria spinge l’individuo ad una fuga immobile, e racconta quella difficoltà di scegliere che ti paralizza; l’opera “È stato bello”, al contrario, rivela che perdersi può essere liberatorio e portare ad una luce inaspettata verso nuove direzioni.
È la luce che indica la via d’uscita.
Nelle lampade la Luce non si lascia ingabbiare, resiste, combatte e si infila nell’intricato cunicolo come filo sottile o si fa essa stessa intreccio e contemporaneamente tesse e dipana, avviluppa e scioglie, facendosi guida per distinguere, tra migliaia di cammini sbagliati, il viaggio giusto verso la rinascita.
Eugenia Atzeni
TUTTE LE COSE HANNO UNA VITA
25 -28 Settembre 2025
TUTTE LE COSE HANNO UNA VITA
Alessandro Chessa, Leonardo Chessa e Piergiorgio Mulas
Le cose vivono insieme a noi, ricordano, sognano.
Anche se sono ormai dei rottami o degli scarti, possiamo farci raccontare le loro storie,
i loro ricordi, la loro visione del mondo.
Informazioni sul progetto: www.splanc3.org
"Tutte le cose hanno una vita": il nuovo futurismo low-profile - QE᛫magazine